lunedì 29 ottobre 2007

Ricette anni '90

Per il 31 ottobre, sono stata invitata ad una festa a tema: anni '90!
Poiché la triste realtà è che gli abiti di 17 anni fa, proprio non mi entrano più, ho pensato di vestirmi come mi pare e piace ma di contribuire alla festa con un buffet a tema.

Da quello che mi ricordo, gli anni '90 sono stati gli anni della frutta e del cibo esotico (ristoranti cinesi che nascevano come funghi e papaja a gogò) ora mi metterò alla ricerca di ricette adatte.... ma qualcuno di voi ha dei suggerimenti da darmi?

grazie mille in anticipo per ogni consiglio!

domenica 21 ottobre 2007

La torta di mele della Domenica

Avevo in frigorifero delle belle mele, e tanto freddo nelle ossa e così ho deciso di fare una torta di mele! Il mio stupore è stato scoprire che di mille ricette e centinaia di libri di cucina che ho, non ero in possesso di una semplice ricetta per una torta di mele.
Così ho fatto di testa mia, seguendo anche l'indicazione del mio compagno: niente cannella!



Questa è la ricetta:

4 uova
1/2 tazza di latte

1 tazza di zucchero di canna

100 gr di burro (fuso)
2 cucchiai di Cointreau

1 bustina di cremor tartaro

250 gr di farina

buccia grattuggiata di 1 limone

1 baccello di vaniglia

3 mele dolci

In una ciotola sbattere le uova con lo zucchero, aggiungere il latte, il liquore, i semi della vaniglia, la buccia del limone ed il burro fuso. Setacciare la farina con il cremor tartaro, ed aggiungere le polveri poco alla volta, continuando a sbattere l'impasto.

Quando il composto è liscio ed omogeneo, con una consistenza morbida ma non troppo (se si alza la frusta l'impasto che scende deve disegnare delle linee sul resto dell'impasto ancora nella ciotola) lo si lascia riposare per 10 minuti.

Nel frattempo si sbucciano le mele e si tagliano in fettine sottili.

Si versa il composto in uno stampo apribile (io non l'ho mai comprato ed ogni volta mi maledico!) e si incastrano sopra le fettine di mele. si spolvera con altro zucchero di canna e si inforna a 180° per circa 30 minuti.


Viva la semplicità!






mercoledì 17 ottobre 2007

Pumpkin Pie - Torta di Zucca

Ho due bellissime fette di zucca nel frigorifero, confesso che le sto facendo decantare lì dentro da ormai una settimana, e voglio quindi utilizzarle prima che sia troppo tardi! Io finora con la zucca ho sempre fatto solo 4 cose: il risotto, i tortelli, la zuppa, la cheesecake, tutte venute benissimo! Il risotto, in particolare, lo faccio praticamente una volta a settimana, e ogni volta riscuote largo consenso (e nella pentola non rimane neanche un chicco). Oggi però Vorrei cambiare e fare qualcosa di diverso, così sono andata sul sito di Food Network ed ho cercato qualche idea. Inutile dire che ne ho trovate una valanga, anche per l'approssimarsi di Halloween.

Tra le tante ricette, ho scelto questa che copio per intero, ma a cui io farò un pò di variazioni, prima fra tutti da torta dolce, la trasformerò in torta salata!

La preparerò questa sera, quindi dò la ricetta in anticipo e chi vuole, la può fare in tempo reale con me.

Pumpkin Pie (Originale)

1 (8-ounce) package cream cheese, softened

2 cups canned pumpkin, mashed

1 cup sugar

1/4 teaspoon salt

1 egg plus 2 egg yolks,


slightly beaten 1 cup half-and-half 1/4 cup (1/2 stick) melted butter 1 teaspoon vanilla extract 1/2 teaspoon ground cinnamon


1/4 teaspoon ground ginger, optional


1 piece pre-made pie dough Whipped cream, for topping



Preheat the oven to 350 degrees F.
Place 1 piece of pre-made pie dough down into a (9-inch) pie pan and press down along the bottom and all sides. Pinch and crimp the edges together to make a pretty pattern. Put the pie shell back into the freezer for 1 hour to firm up. Fit a piece of aluminum foil to cover the inside of the shell completely. Fill the shell up to the edges with pie weights or dried beans (about 2 pounds) and place it in the oven. Bake for 10 minutes, remove the foil and pie weights and bake for another 10 minutes or until the crust is dried out and beginning to color.
For the filling, in a large mixing bowl, beat the cream cheese with a hand mixer. Add the pumpkin and beat until combined. Add the sugar and salt, and beat until combined. Add the eggs mixed with the yolks, half-and-half, and melted butter, and beat until combined. Finally, add the vanilla, cinnamon, and ginger, if using, and beat until incorporated. Pour the filling into the warm prepared pie crust and bake for 50 minutes, or until the center is set. Place the pie on a wire rack and cool to room temperature. Cut into slices and top each piece with a generous amount of whipped cream.


io la farò così: Torta di Zucca (a modo mio)

Preparazione base per pasta Brisée:

300 grammi di farina,

150 grammi di burro,

un pizzico di sale e qualche cucchiaiata di acqua gelida,

1 uovo (facoltativo)

Impastare velocemente con il robot e mettere in frigo per 30 minuti.

stendere velocemente la pasta tra due fogli di carta da forno (ma se una non ha tempo, può acquistare un foglio già pronto nel banco frigo dei supermercati, e non muore proprio nessuno!)
Metterla in una tortiera e procedere con la cottura in bianco della pasta.


Per il ripieno:

400 gr di zucca pulita e cotta a vapore

1 scalogno

erba cipollina q.b.

1 confezione di panna da cucina

2 uova (anche 3 se piccoline)

parmigiano q.b.

burro q.b.

noce moscata q.b.

Fecola di patate q.b.

In un tegame rosolare in poco burro lo scalogno ed aggiungere la zucca già cotta. salare poco, aggiungere la panna, togliere dal fuoco e frullare il tutto.

In una insalatiera capiente, sbattere per bene le uova, aggiungere un pizzico di sale, la noce moscata, ed il parmigiano. Unire anche la purea di zucca, e l'erba cipollina. Mescolare bene, e mettere il composto nella tortiera con la basta brisée ormai già cotta (ma ancora di colore chiarissimo).

Informare a media temperatura per circa 15-20 minuti.

p.s. ho fatto una piccola aggiunta negli ingredienti (la fecola di patate) perché ieri sera quando ho preparato la torta rustica di zucca mi sono accorta che il composto era un pò troppo morbido e così per aggiunstarne la densità, prima di mettere la purea nello stampo, ho aggiunto due cucchiai di fecola.

lunedì 15 ottobre 2007

Blog Action Day!


E' giunto il giorno dell'azione, ed io ho preso l'impegno di parlare di ecologia nel mio blog. Un argomento molto serio, soprattutto se devi scrivere un articolo mentre sei in sala montaggio dalle 06:30 del mattino, come me oggi!

Ieri, ho iniziato a pensare a cosa avrei potuto scrivere sull'ecologia, e mi sono ricordata di un articolo che avevo scritto qualche anno fa su una rivista, quando volevo ancora fare la giornalista, ed avevo fatto una lunga ricerca sugli OGM. Avevo anche pensato di riciclare il pezzo, e togliermi così dall'imbarazzo di dover scrivere qualcosa di nuovo, ma ora so una cosa che all'epoca non conoscevo, ossia che spingere verso l'acquisto del biologico, equivale a spingere verso la produzione di alimenti geneticamente modificati. Come è possibile vi chiederete, è possibile, anzi è semplicissimo: la maggiore azienda al mondo che produce, distribuisce e vende biologico certificato è la Monsanto, che guarda caso è anche l'azienda che sperimenta e produce mais transgenico ed altre delizie OGM. Bel paradosso vero? e questo vuol semplicemente dire che se si compra biologico nella grande distribuzione (e si perde quindi il controllo della proprietà del marchio, grazie al famoso giochino delle scatole cinesi) si sovvenzionano anche le sperimentazioni e le coltivazioni OGM.


Ma vorrei parlare di un altro tipo di ecologia, ossia dell'ecologia dell'Informazione. Vorrei infatti sapere come mai su Google, il motore di ricerca più potente ed utilizzato e sostenitore dell'Action Day, se si digita la chiave di ricerca "aziende ogm" escono soltanto le aziende ogm free (che non è quello che io ho chiesto). In rete ci sono milioni di documenti che spiegano cosa sono gli OGM, e gli effetti di questi alimenti sui topi di laboratorio. Milioni di documenti, anche molto tecnici, che spiegano come vengono studiati e realizzati gli alimenti OGM, ed i rischi di contaminazione da polline. Milioni di documenti sulle aziende OGM Free, e non un solo documento sulle aziende che invece producono OGM. per sapere se un'azienda sperimenta cibi geneticamente modificati, devi conoscere già il nome di quell'azienda e cercare quindi direttamente il suo sito . In rete, come nel mondo reale, si parla del peccato, ma è vietato parlare del peccatore. Cento milioni di pagine web che ti spiegano cosa sono gli ogm ed i pericoli, veri o presunti per la salute. Liste infinite di aziende che non usano OGM, e non una sola pagina su quali sono le aziende che invece sperimentano e vendono prodotti geneticamente modificati. Oddio, questa pagina poi ci sarà, ma a che livello? Quante pagine una persona normale deve scorrere prima di arrivare a questa famosa lista? Quanto tempo deve avere a disposizione prima di riuscire ad avere l'informazione che cercava?


Visto che il mondo reale è già molto sporco, sarebbe bello iniziare con il tenere pulito almeno quello virtuale, e per pulito intendo etico!!


Felice Blog Action Day a tutti (anche a Google)!



martedì 9 ottobre 2007

Clafotto di susine


Purtroppo non riesco a scaricare le fotografie dal mio cellulare, così per il momento tampono la situazione e metto una bella foto di susine sugli alberi!

la ricetta prende il nome da una mania di Allan Bay, che italianizza le parole esterofile, e la stessa ricetta, seppure riadattata, proviene dal suo libro: Cuochi si diventa.


Bè ci sono riuscita... in ritardo... ma ecco una foto dei dolcetti. non è proprio la cosa più bella che si possa vedere, ma sulle foto mi devo decisamente attrezzare!



Susine 500 gr


Farina 100 gr


Fecola di patate 1 cucchiaio


Zucchero di canna 80 gr


Canella in polvere 1 cucchiaino


bicarbonato, una presa


sale, una presa


uova 3


latte 3 dl


panna fresca 1 dl


1 bicchierino di liquore Gambrinus


Si procede a lavorare quasi come se si trattasse di muffin. Quindi si setacciano insieme la farina, la cannella, il bicarbonato e la fecola, si aggiunge lo zucchero ed il sale e si mescolano bene tutte le polveri. Si aggiungono le uova, una alla volta, poi il latte, poi la panna, poi il liquore. Si mescola sommariamente. Nel frattempo, si lavano le susine, le si priva del nocciolo e si tagliano in fette molto spesse. Si mette qualche fetta di susina negli stampini per muffin e si ricopre (non fino all'orlo) con la pastella del clafotto. Si inforna (a forno già caldo) a circa 180 ° per 15-20 minuti.



sabato 6 ottobre 2007

Risotto alla zucca con panna acida e mandorle


Io ho un passione sfrenata per la zucca... soprattutto per i tortelli di zucca Mantovani, e per i risotto alla zucca! Del risotto, in particolare, amo tutto, il sapore, il colore, il profumo e come mi fa sentire dopo che l'ho mangiato.

Ecco una ricettina che ho inventato (magari l'ha già inventata qualcun altro prima di me, ma io non l'ho letta in giro, lo giuro!) e sperimentato in casa con grande successo... insomma... ho avuto un applauso... e dopo una giornata intensa di lavoro, 1 ora di traffico per tornare a casa, la passeggiata con il nanetto in un quartiere in cui il cane più piccolo è sempre lui e tutti gli altri sono di media mastini napoletani, doghi argentini, pastori tedeschi, e tutti piuttosto mordaci, un applauso per cena è qualcosa che ti rimette in pace con il mondo!



RISOTTO ALLA ZUCCA CON PANNA ACIDA E MANDORLE


riso carnaroli 400 gr

zucca 400 gr

scalogno grande 1

brodo vegetale q.b.

burro 50 gr

olio extravergine q.b.

parmigiano reggiano 2 cucchiai

yogurt intero 1 vasetto

panna fresca 1 brick

lamelle di mandorle 1 confezione


Pulire e sbucciare la zucca, tagliarla a dadini e cuocerla per qualche minuto a vapore. in un pentolino dal bordo alto, mettere un pò di olio e lo scalogno, lasciar soffriggere ed aggiungere la zucca e un pò di acqua del fondo di cottura della vaporiera. spegnere il fuoco, aggiungere metà della panna e frullare con un frullatore ad immersione fino a ridurre la zucca in una crema. aggiungere un poco di noce moscata.


tostare il riso con il burro e iniziare la cottura con un paio di mestoli di brodo vegetale (o in alternativa semplice acqua calda). a tre quarti di cottura aggiungere la crema di zucca.


Nel frattempo preparare la panna acida unendo la restante panna al vasetto di yogurt e montando il composto con le fruste elettriche. La panna acida andrò posta in frigorifero fino al momento dell'utilizzo.


Qunado il risotto risulterò cotto, ma ancora al dente, spegnere il fuoco, e mantecare con il parmigiano ed all'occorrenza un cucchiaino di burro.


Servire nei piatti, completando con un paio di cucchiaini di panna acida montata e spolverando con le mandorle a lamelle (come fosse formaggio).


Buon appetito!


lunedì 1 ottobre 2007

La leggenda della pasta





Domenica e' venuta a pranzo una mia cara amica, e un po' per fretta un po' per gola ho preparato i paccheri di Gragnano con il sugo alla Amatriciana. Il mio vecchio professore di Sociologia Alberto Abruzzese avrebbe cosi' definito il piatto: una metaesperienza (gettandomi nel dubbio, come è sempre successo quando scambiavo con lui qualche pensiero e molte domande).





Per farla breve, era un piatto di pasta superbo, sincero, accogliente, eppure raffinato (e questo lo si deve solo alla pasta di Gragnano).




Non ho foto, perche' e' stato un pranzo un po' improvvisato, e non posto la ricetta perche' non ritengo di fare questo sugo in modo differente o superiore da chiunque altro, però l'emozione che ho provato mangiando quel piatto di pasta mi ha fatto venire in mente la pagina di un libro un pò speciale e magico "Don Alfonso 1890" scritto da una donna eccezionale Maria Orsini Natale, che poco tempo fa mi ha donato i suoi ricordi preziosi in un'intervista che sarà per sempre nel mio cuore.

Vi trascrivo quindi la pagina di questo libro, che narra la leggenda della creazione della pasta...

"La genesi dei maccheroni, nella fantasia del popolo, nel mito che si tramandava, apparteneva ai vicoli della Napoli antica ed era opera di magia. Matilde Serao nelle sue Leggende napoletane, libro di immaginazione e di sogno, nel capitolo Il segreto del mago recupera una storia fantastica sulla nascita di questo singolare macarus, cibo divino, e ripropone nella scrittura quello che era soltano oralita', solo parole in elementare e colto intreccio sulle spiegge luccicanti di vetro colorato e nei buio dei bassi, dove s'annida il linguaggio di un popolo: e sa dire ogni cosa.

In un palazzo in via dei Cordellari, fabricato di cattiva fama, nel seggio di Porta Nova (i seggi, quattro nobili e uno del popolo grasso, facevano insieme il governo della citta') abitavano uno strozzino giudeo, una bella ed impudente meretrice, una coppia di imbroglioni che aveva come pane quotidiano botte da orbi e liti a squarciagola, Jovanella di Canzio con il marito, sguattero del re Federico II di Svevia, e uno stregone, un certo mago Chicco.

Jovanella, donna astuta e maliziosa, aveva casa come il negromante in cima alla gradinata di piperno scoperta e ripida che avvolgeva il caseggiato. Saliva, saliva gradini la donna per arrivare alla sua camera: una sola, ma affacciava sullo stesso terrazzino del mago che si diceva venisse da Oriente o da Sicilia, e lei lo spiava.
C'erano nelle stanze dell'uomo, e si intravedevano, alambicchi e storte e appesi coltelli e coltellacci di ogni misura, e da un capo all'altro del vicolo viaggiavano su di lui oscure narrazioni e sonagli del male.
A volte Jovanella vedeva Chicco sul terrazzino scuotere dall'oscura palandrana polvere bianca che il vento leggero portava fino a lei e nell'ampia pace del sole si faceva d'oro. La notte nella stanza biancheggiava la lampada e lei orecchiava fuoco acceso, soffio di mantice, borbottio di pentole, e certe mattine gli avambracci di Chicco, nelle rapide visioni sulla porta della loggetta, si scoprivano rosse come lorde di sangue.
Sempre più serrato si faceva il vegliare della donna, semrpe più temeraria nel segreto la sua curiosità di sapere, di misurare quello che vedeva e prenderne vantaggio, perche' c'era mistero nella vita di Chicco.
Nel muoversi tra cassoni, tavolo, cucina, appoggi, fuoco, Chicco portava a compimento qualcosa e le mosse, nell'intervallo della settimana, si ripetevano uguali: non avevano sbandamenti fino alla fine, quando spalle alla finestra l'uomo si ingozzava di qualcosa di bianco e rosso, forse carne di bambini.
Ma un giorno, raccolti tutti i tasselli, si chiari' per Jovanella intero il disegno, fin nei minimi particolari, in quel così insistito indagare che continuava, continuava da tanto.
Non oro, pietra filosofare, estratti di lunga vita, beveraggi di malia o di fattura... Ben altro, ben altro era celato, e ne conosceva ormai il conchiuso, tutto le era noto.
E provo' anche lei. Impasto' acqua e farina con sale e uova, lavoro' a lungo il panello, lo passo' sotto un cilindro di legno, lo ridusse in sfoglia che taglio' a strisce e con dita svelte le richiuse a cannelli: una ad una.
Poi in un grosso tegame di creta fece soffriggere cipolla e strutto di porco, vi calo' un pezzo di carne e lo fece dorare prima di versare nella pentola sugo denso di pomodori che con polso fermo aveva premuto in un panno per filtrarne l'umore.
Nel fuoco lento, prolungato epr ore, la donna fece evaporare il sugo che si addensò in crema e , lessati i cannoli, li condi' con la salsa e quel formaggio che ha nome da Parma ma si fabbrica a Lodi.
Questi antesignani dei maccheroni al ragu', chiamando nella congiura anche il marito, li fece arrivre alla tavola dell'imperatore Federico. Gusto' il re la straordinaria pietanza, chiamo' alla sua presenza la valente cuoca e indago' su come avesse potuto inventare un piatto in connubio cosi' felice.
Jovanella Di Canzio confido' al sovrano che era stato un angelo a rivelarle il segreto nel sogno e Federico II di svevia la lodo' e la fece ricca.
Chiara fortuna per questa cuoca ladra, e invece Chicco che voleva tenere per se' la sua invenzione, metterla a punto e poi divulgarla, quando in tutti i vicoli della citta' vedeva mangiare maccheroni si danno' cosi' tanto e scomparve, preda del diavolo. Cosi' si disse, e nessuno senti' piu' parlare di lui.
Ma anche per Jovanella venne il tempo aspro del dolore. Nella malattia e nell'agonia sorse la memoria della malefatta. L'anima, conchiglia sonora del suo vissuto, non le diede pace nel rimorso e la donna mori' disperata.
Da allora, secondo la leggenda, ogni sera del sabato nella casa di via dei Cordellari Chicco torna a tagliare maccheroni e Jovanella a girare la salsa, mentre il diavolo gratta il formaggio e soffia sotto la pentola.