venerdì 28 settembre 2007

NAM MIHO RENGHE KIO


Non sono Buddista, anche se sono andata a qualche "Zetan Kai" vicino casa accompagnata da mie amiche, e l'esperienza, sono pronta a confermarlo anche sotto tortura, è stata bellissima! Inoltre NAM MIHO RENGHE KIO non ha niente a che vedere con i monaci buddisti birmani, però questa frase nei momenti di vera difficoltà l'ho ripetuta e mi ha aiutata, ed è anche l'unica cosa che mi è venuta in mente quando ho saputo che i monaci birmani erano scesi in piazza contro il regime militare.

Non voglio fare discorsi buonisti, non è proprio da me, perciò non scriverò che sono attanagliata dal terrore per questi uomini coraggiosi, perché non lo sono. La mia vita di bianca, occidentale, privilegiata prosegue anche in questi giorni terribili, però non posso neppure nascondere la testa sotto la sabbia, postare una nuova ricetta e fare finta che non sia turbata per quanto sta accadendo.

In Thailandia sono stata ogni giorno in contatto con i monaci buddisti, uomini meravigliosi, ricchi più dei re, e una parte del mio cuore è rimasta lì con loro. Penso ogni giorno ai monaci del Myhanmar, ed a tutte le vittime delle guerre, e volevo condividere questo mio pensiero con altri... spero di non essere andata fuori tema, come facevo sempre al liceo....
Dedico ai puri di cuore questo semplice dolce... è una ricetta Thai, ma credo si mangi anche in Birmania. E' talmente sciocca che non si dovrebbe neanche chiamare ricetta, ma rimane uno dei miei dolci preferiti!



RISO AL COCCO
  • 200 gr di riso aromatico thailandese (va bene anche il basmati)

  • 1 lattina di crema di cocco

  • 1 cucchiaio di zucchero di rocca (facoltativo)

  • 1 pizzico di sale
In un contenitore misurato segnare il livello del riso, sciacquarlo per bene e poi, ben scolato, metterlo in una risiera (una pentola orientale elettrica, creata per la cottura del riso). Nello stesso contenitore misurato, mettere la crema di cocco, lo zucchero e il pizzico di sale, ed aggiungere acqua fino a doppiare il livello del riso (la proporzione per la cottura del riso orientale è sempre: 1 parte di riso 2 parti di acqua) mescolare per bene tutto e versare lo sciroppo nella risiera. Chiudere il coperchio, schiacciare il tasto di accensione ed attendere che il cestello del riso risalga. Durante la cottura, non alzare mail il coperchio, e men che mai mescolare il riso. Dopo 15-18 minuti, il riso è pronto. Se non avete la risiera elettrica, potete mettere tutto in un tegame di alluminio e lasciarla cuocere sui fornelli tradizionali a fuoco bassissimo, senza cmq mai togliere il coperchio (per essere sicuri che il riso non si attacchi alla pentola ungetela per bene prima di mettere gli ingredienti). Il riso sarà pronto, quando non ci sarà più liquido di cottura, e risulterà ben addensato, compatto ma non sfatto.

Questo dolce, povero, ma ottimo, può essere servito in piccole ciotole, e mangiato caldo (possibilmente con le bacchette). In alternativa, si possono ricavare dei quadratini che verranno conservati in frigorifero e consumati entro 3 o 4 giorni, magari come conclusione di in un pic nic.
In Thailandia lo si può mangiare nel ristorante lussuoso, come nella bancarella per la strada. In ciotola, avvolto in foglie di banano, o dentro canne di bambu' giovane.


lunedì 24 settembre 2007

Muffin al primo sale


Lo confesso pur essendo italiana, anzi romana ortodossa, ed avendo una parte del mio patrimonio genetico in comune con la coda alla vaccinara, ho una passione sfrenata per i muffin salati. Questi bocconcini a base di formaggio, pancetta e vegetali, sono stati per me una vera rivelazione, un colpo di fulmine. Ecco quindi una ricetta rivisitata per i muffins salati, estratta e poi riadattata secondo i miei gusti dal meme "Il muffin della tua vita" indetto dalla "Zuccheriera" nel febbraio del 2007 .




La versione originale al parmigiano la trovate nel blog di Passione e Cucina




MUFFINS AL PRIMO SALE

1 tazza di farina di farro + 1/2 tazza di farina di segale + 1/2 tazza di farina 00 (doppiozero)
1 cucchiaio di cremor tartaro
1 cuchiaio di sale (l'originale diceva 1/2)
1 cucchiaino di zucchero di canna


2 cucchiai di parmigiano grattuggiato


200 gr di primo sale tagliato a dadini
1 uovo
1 tazza di latte (+1/2 se il composto risultasse ancora troppo farinoso)
1/4 tazza di burro fuso




Mescolare tra loro le polveri setacciate e mettere a parte in una ciotola gli ingredienti liquidi (l’uovo sbattuto, il latte, il burro fuso + il parmigiano) unire gli ingredienti solidi con quelli liquidi e mescolare sommariamente.

Versare 1 cucchiaio di composto in stampini di silicone per muffins, mettere in ognuno 1 dadino di "primo sale", ed aggiungere un altro cucchiaio di composto (riempiendo gli stampini per 3/4 della loro altezza), se è avanzato altro "primo sale" mettere un altro dadino di formaggio su ogni muffin. Infornare per 20 minuti a 180°C.

Buon Appetito!










sabato 22 settembre 2007

Pausa pranzo





Pausa pranzo


Come stare lontano dai bar e vivere felici






di Stefano Arturi

Guido Tommasi Editore

15.00 euro



E' un libro di ricette, questo e' ovvio, ma dietro c'e' anche una filosofia di vita. Perché in questo agile e scorrevole libro c'e' prima di tutto la ricerca di cose buone, e un tentativo pratico di volersi bene anche in questo mondo assurdo e velocissimo. L'autore, Stefano Arturi, milanese nelle origini ma cittadino del mondo nell'anima, propone una serie di ricette adatte per essere preparate la sera e portate in ufficio il giorno dopo, e magari per essere anche condivise con i colleghi (questo lo aggiungo io).


"Sono piatti vagabondi e sanza patria" come dice lo stesso autore, ma per chi è stanco di spendere un patrimonio nel solito baretto di fronte al lavoro, mangiare male, spesso in piedi, e tornare a casa la sera con i bruciori di stomaco, ed a fine anno ritrovarsi due chili in più sui fianchi, puo' essere una boccata di aria fresca!

Arbitrariamente, e senza alcun permesso da parte di nessuno, mi permetto di trascrivere una ricetta del libro, per condividere un boccone e non solo un'idea.


SPINACI CON L'UVETTA E I PINOLI (pag.142)

Questo è un piatto tipico della tradizione ebraica assolutamente da provare.

  • 1 kg di spinaci


  • 2-3 cucchiai di uvetta sultanina


  • olio extravergine di oliva q.b.


  • 1 cipolla, affettata sottilmente


  • 1 manciata di pinoli


  • pepe di Cayenna
Mettete a bagno in acqua tiepida l'uvetta sultanina. In una pentola molto capiente, fate rosolare in abbondante olio la cipolla. Quando è completamente cotta e dorata, aggiungete i pinoli e l'uvetta strizzata. A volte aggiungo anche un pizzico di pepe di Cayenna. Quando i pinoli sono di un tenie color oro, aggiungete gli spinaci (io uso quelli prelavati).



Salate e mescolate bene. Mettete il coperchio e cuocete a calore medio per alcuni minuti, mescolando una volta. Gli spinaci si ridurranno molto di volume e nel giro di 5-10 minuti saranno pronti. Se non avete usato una pentola sufficientemente grande, dovrete aggiungerli gradualmente a "manate": appena si riducono di volume, aggiungetene altri. Mescolate bene e fate raffreddare. Condite con un giro d'olio prima di servirli con quarti di limone a parte da spremerci sopra.



>> Nella schifetta con polpettone a fette, salsicce, pane tostato con tapenade o anchoiade.

Rotolo della domenica


  • Una ricetta ottima per la domenica, se non altro perché richiede un pò di tempo per la preparazione, e quindi la domenica diviene automaticamente il giorno più adatto.

    E' un rolle' di carne, ma ovviamente alla mia maniera.




    1 pezzo di carne da rolle'
    3 uova
    1 cucchiaio di parmigiano
    2 zucchine
    brodo vegetale q.b.
    1 etto di prosciutto di montagna
    1 bicchiere di vino bianco
    burro e olio extravergine di oliva q.b.
    sale q.b.
    noce moscata q.b.
    pepe q.b.


    Sbattere le uova (che andrebbero lavorate sempre a temperatura ambiente, mai tolte direttamente dal frigorifero), aggiungere il pepe, un pizzico di sale, il parmigiano e la noce moscata. Mondare le zucchine e tagliarle a dadini piccolissimi, saltarle in padella con un pò di olio extravergine di oliva, scolarle e aggiungerle alle uova sbatture.

    In un padellino antiaderente e non grande, sciogliere un pò di burro e versarvi metà del composto, in modo da formare una frittatina bassa, cuocerla su entrambi i lati e metterla da parte, ripetere l'operazione con il resto del composto.

    Su un tagliere battere la carne, per abbassarla e ammorbidirla, stendervi sopra le fettine di prosciutto (io lascio anche il grasso) e sopra ancora le frittatine, in modo da rivestire completamente la carne. Formare un rotolo e chiudere saldamente con lo spago da cucina.

    In un tegame, far scaldare un poco burro e olio extravergine di oliva, rosolare la carne su ogni lato, in modo da non disperdere in cottura i succhi, bagnare con il vino bianco e lasciar evaporare, aggiungere il brodo ed abbassare la fiamma. Cuocere a fuoco basso per 30 - 40 minuti (a seconda della dimensione del rotolo).

    Togliere il rotolo dal tegame e lasciarlo freddare, nel frattempo lasciar addensare il fondo di cottura. Una volta raffreddata la carne, tagliarla in fette di circa mezzo centimetro di spessore e scegliere come servire la carne, se fredda con il fondo di cottura caldo, o se riscaldarla brevemente in tegame (personalmente, preferisco la prima ipotesi).

venerdì 21 settembre 2007

Supplì al telefono


  • Il piatto che in assoluto vorrei sapere rifare, sono i supplì al telefono di mio nonno. Erano meravigliosi, morbidi dentro e croccanti fuori, saporiti, ma mai salati, e pieni di mozzarella . Se chiudo gli occhi e mi concentro, riesco quasi a sentire il loro profumo mentre friggono ed il sapore stupendo che rilasciavano al primo morso. Purtroppo però, erano laboriosi, mio nonno li faceva di rado, ed io ero anche sciocca, mi piaceva mangiare, ma, aihimè, molto poco stare in cucina. La ricetta originale è quindi andata perduta, ed ora, ora, che la cucina è entrata così fortemente nella mia vita, ora che lavoro proprio per riscoprire il cibo perduto, non mi dò pace per aver perso per sempre proprio la ricetta dei supplì al telefono di nonno Adriano.

    I supplì al telefono, altro non sono che i più noti e nazionali supplì, chiamati così a Roma perché se aperti ancora filanti sembrano una cornetta del telefono. Erano il pranzo dei popolani, degli operai, e di quanti non avevano i soldi per mangiare in trattoria. Spesso fatti con gli avanzi del risotto del giorno prima, pieni di cose, ma anche molto molto grassi e calorici. Si mangiavano in piedi, ancora fumanti, e spesso così affamati che ci si bruciava il palato. Fino a 20 anni fa, a Roma, non c’era una sola rosticceria, pizzeria a taglio, friggitoria, o bar che non avesse appeso fuori il cartello: supplì al telefono.

    Ora, in epoca di grassi saturi, di diete zona, e di caccia alla strega per carboidrati e fritti, sono banditi anche dalla conversazione, figuriamoci dalle tavole.

    Io dedico a mio nonno, ed alla me stessa ancora bambina, questa riedizione della ricetta dei suoi supplì al telefono, che non è ovviamente nemmeno paragonabile all’originale, ma che comunque la ricorda molto.

    200 g di riso
  • 100 g di polpa di vitello tritata
  • 50 gr di animelle e fegatini di pollo
  • 1 mozzarella
  • 20 g di funghi porcini secchi
  • 1 cipolla
  • 1 carota
  • 1 costola di sedano
  • 4 pomodori pelati
  • 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
  • 3 uova
  • pane grattato
  • 2 cucchiai di grana grattugiato
  • farina, burro, brodo vegetale o di carne, olio per friggere, vino bianco secco, sale q.b.

    Soffriggere in olio extravergine di oliva e burro la cipolla, la costa di sedano e la carota (tagliati finemente), aggiungere la carne macinata e le interiora di pollo tagliate al coltello. Dare una spruzzata di vino bianco e lasciar evaporare. Aggiungere un paio di mestoli di brodo e lasciar andare a fuoco lento. Nel frattempo, bagnare in acqua calda i funghi porcini essiccati fino a farli rinvenire. Aggiungere al soffritto il concentrato di pomodori ed un po’ di brodo (se occorre). Far tostare in un padellino con un poco di burro il riso e portarlo poi a cottura nel tegame con il soffritto (fare attenzione che risulti ancora ben al dente). Aggiungere i pomodori pelati i funghi tagliati finemente, e l’acqua di rinvenimento degli stessi (filtrata con almeno 4 garze di cotone). Salare, far assorbire il liquido in eccesso, togliere il riso dal fuoco, aggiungere il grana e lasciarlo freddare.

    Prelevare una cucchiaiata abbondante di riso, mettere al centro 1 dadino di mozzarella, chiudere per bene e passare la crocchetta prima nella farina, poi nelle uova sbattute e per finire nel pane grattato e dargli la forma del classico supplì. Friggere i supplì in olio caldo, salarli leggermente in superficie e servili caldissimi, fumanti, anzi ustionanti.
si ringrazia www.davidlebovitz.com/ per la fotografia
Nasce oggi il mio primo diario gastronomico on line. Spero che sarà un viaggio piacevole, nei ricordi e nei sapori, per tutti.